POTENZA E L’ENIGMATICA GENESI DEL ‘THOMAS CHATTERTON’ DI LEONCAVALLO

‘Thomas Chatterton’ non fu, come si potrebbe essere indotti facilmente a pensare, una dimenticata opera giovanile di Ruggero Leoncavallo. Al contrario; fu una delle opere che più tormentarono il grande compositore lirico napoletano per tutta la vita. Egli non si rassegnò mai a tutte le difficoltà che la sua prima opera, la sua opera giovanile, aveva incontrato durante gli anni e dopo aver riscosso un successo planetario con i ‘Pagliacci’ approfittò delle nuove opportunità per porre anche il ‘Chatterton’ nella lista delle sue opere più importanti. A tale scopo, dopo la prima versione giovanile, quella sulla quale ho svolto una approfonditissima ed estenuante ricerca e ricostruzione, egli pose mano diverse volte fino ad una sua quasi completa riscrittura in età matura. Thomas Chatterton fu una figura realmente esistita. Nato a Bristol nel 1752, morì giovanissimo suicida a Londra all’età di soli diciotto anni. Compose molte poesie dichiarandole opera di un immaginario poeta quattrocentesco di Bristol, Thomas Rowley, cui attribuì anche una storia della pittura inglese che ingannò Horace Walpole. La mistificazione fu dimostrata (1777 e 1778) da T. Tyrwhitt, ma le poesie rivelano ugualmente un eccezionale ingegno lirico. Il Chatterton. si recò quindi a Londra (1770), dove ebbe successo con la sua opera burlesca The revenge; ma, ridotto in miseria, si avvelenò. La sua figura, che parve rappresentare il tipo romantico del poeta ucciso dal mondo ostile, ispirò, fra gli altri, A. de Vigny nel dramma Chatterton (1835), l’opera letteraria alla quale il Leoncavallo si rifece per scrivere la sua opera lirica. La figura del giovane poeta Chatterton ha sempre costituito un mito eroico del Romanticismo inglese.

 

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Il 10 marzo scorso siamo usciti come ‘Potentia Review’ con un lungo articolo, che, per la prima volta, portava alla luce una storia rimasta sconosciuta per un secolo; il periodo che il grande compositore e musicista Ruggero Leoncavallo trascorse a Potenza. In realtà, più periodi fino alla fine del 1878. Se torno sull’argomento è solo per un motivo; verificare, con più approfondite indagini e con nuove fonti aggiuntive, l’ipotesi che ho formulato in marzo, accreditandola come altamente probabile, che la prima opera del Leoncavallo, il ‘Thomas Chatterton’, opera romantica ispirata ad un personaggio che divenne uno dei miti della letteratura romantica inglese, fu, in toto o in parte, scritta a Potenza durante il periodo trascorso da Ruggero Leoncavallo nella nostra città. Ho finora parlato sempre di altissima probabilità e mai di certezza assoluta e confermo ciò. L’approfondimento circa la sola ipotesi della genesi dell’opera, una genesi veramente enigmatica, impedisce assolutamente di avere una certezza indubitabile al cento per cento né su Potenza, né su Napoli e Bologna, le altre due città dove il Leoncavallo visse da giovane.

Premetto che si tratta di una ricerca di estrema ed incredibile difficoltà, una difficoltà riguardo a quello che è stato definito un musicista del mistero, dalla vita molto misteriosa, un musicista che coscientemente nel corso della sua vita ha seminato molte trappole per i suoi stessi biografi, come fra poco vedremo. I passaggi della vita di Leoncavallo, soprattutto del giovane Leoncavallo, sono difficilissimi da ricostruire anche per i più esperti suoi biografi, i cui libri, tutti sulle trecento pagine, sono scritti in inglese. I misteri e i dubbi sono tanti.

A cominciare dal nome e dell’anno di nascita. Diceva di essere nato nel 1858 ed invece era nato nel 1857, diceva che il suo nome era Ruggiero ed invece era Ruggero. Ma c’è dell’altro. Rispetto al mio articolo di marzo c’è da rilevare una novità emersa dopo ulteriori indagini molto più approfondite. Nel manoscritto mai pubblicato dal nome ‘Appunti’, Leoncavallo scrisse (la circostanza viene riportata nel libro di Konrad Dryden, ‘Leoncavallo, Life and Works’) che compose l’opera all’età di sedici anni, poco più di sedici anni. Non dice altro. Non dice dove lo abbia cominciato e se lo abbia sviluppato in altri luoghi durante quella che fu una esistenza molto inquieta ed errabonda, nella quale gli spostamenti non si contarono. Prima di esporre i motivi di perplessità, vorrei mettere in evidenza il fatto che egli non disse sempre cose esatte, anche volutamente, ai suoi intervistatori ed ai giornalisti, così come a tutti gli altri suoi interlocutori, riguardo alla sua vita; nelle trecentocinquanta pagine del libro del Dryden ho rinvenuto un piccolo ma istruttivo fatto, che conferma la non sempre specchiata affidabilità del Leoncavallo. L’episodio, anche questo rinvenuto dopo il mio precedente articolo di marzo, è riportato dallo stresso Dryden ed ha a che fare proprio con il ‘Chatterton’. Molto più tardi, in vista della premiere del ‘Chatterton’ (per quella occasione il musicista aveva completamente revisionato e riscritto la prima versione, quella giovanile su cui stiamo indagando nel dettaglio), in una intervista rilasciata alla Gazzetta di Torino, Leoncavallo affermò che il ‘Thomas Chatterton’ era stato ispirato dai suoi giorni parigini vissuti da bohemien. Egli aggiunse anche che non avrebbe più scelto Chatterton come tema di un’opera. Ebbene, questa circostanza non può essere assolutamente vera, come sottolinea anche Konrad Dryden. “Era impossibile per l’originale versione del Chatterton che fosse stata ispirata dai suoi giorni parigini da bohemien perché non si sono verificati se non dopo la sua composizione” (pag. 67). Un’altra bugia, come quella del suo anno di nascita, perché il periodo parigino venne dopo quello egiziano, dopo il secondo periodo potentino, dopo il periodo bolognese e dopo il primo periodo potentino. Alla luce di questa disinvoltura, non del tutto sporadica, sulla sua biografia, avrei qualche perplessità e dubbi aggiuntivi circa il fatto che l’opera sia stata composta all’età di 16-17 anni, una età che sembra davvero troppo acerba per comporre una opera lirica, quale che fosse il talento del giovane Leoncavallo. Inoltre, ad aggiungere dubbi su dubbi c’è da far notare al lettore che il 1873 è l’anno in cui morì Virginia D’Auria, non solo madre del musicista, ma molto di più. Un colpo tremendo per il povero sedicenne rimasto orfano e privato di una mamma a cui era legato da un amore indicibile. Mi riesce oltremodo difficile pensare che un ragazzo di sedici anni, che subisce un colpo tremendo come quello, di lì a poco si possa mettere tranquillamente a comporre un’opera, la sua prima opera. Altri dubbi li aggiunge il suo biografo americano negando ogni evidenza sia della frequentazione all’Istituto Vittorio Emanuele di Napoli (pag. 13), sia che ricevesse un diploma. E non c’è nessuna evidenza o documento valido in grado di provare neppure che negli archivi del conservatorio di San Pietro a Maiella di Napoli si possano rinvenire le prove dell’iscrizione a quella istituzione a tempo pieno. Ma, come vedremo fra poco, tutto ciò è ancora niente. Adesso bisogna dire anche che, a parte quelle due parole dei suoi Appunti, la circostanza dei sedici anni, riportata dal Dryden, non si riscontra in altri biografi. Anzi, al contrario, tutti gli altri biografi concordano, a cominciare dal grande musicologo e storico della musica lirica Julian Budden, sul fatto che l’anno in cui il Leoncavallo compose il ‘Thomas Chatterton’ fu, in realtà, il 1876 e non il 1873. All’età di diciannove anni e non di sedici. Ma non è solo il Budden ad indicare l’anno 1876. Per quel che vale Wikipedia, il 1876 è riportato sia nella edizione italiana, sia nella più accreditata edizione inglese, dove vengono citati anche altri biografi come Matthew Boyden, The Rough Guide to Opera, 4th Revised edition, Rough Guides, 2007, pagine. 358-359, Carlo Parmentola, Gherardo Casaglia (2005) Stephen Clarke e Piotr Kaminski, ma c’è anche un bellissimo saggio di Anna Laura Bellina e Michele Girardi (‘La Fenice; 1792-1996’) a confermare il 1876. Inoltre; i siti che indicano come anno il 1876 sono decisamente la maggioranza. Per esempio, Newworldencyclopedia.org, Operawire.com, Opera Arias Home, The essential canon of music. Diventa quindi assolutamente risolutivo e decisivo il parere di Julian Budden, che, per così dire, taglia definitivamente la testa al toro:

“Siamo in grado dunque di ricostruire i movimenti di Leoncavallo durante gli anni 1876-77; una gran parte del 1876 la passò a Potenza, ove dimorava presso il padre e dava lezioni di pianoforte. La lacuna dell’epistolario con la Casa Ricordi fra aprile e luglio si spiega forse col suo ritorno a Napoli per completare i suoi studi di Conservatorio”. Esattamente, il Leoncavallo soggiornò a casa del padre a Potenza dal marzo 1876 a, più o meno, settembre dello stesso anno e poi in autunno se ne andò a Bologna perché riteneva che Napoli e Potenza non potessero offrirgli quanto richiesto dalle sue grandi ambizioni nel campo della musica lirica. Bologna allora era il massimo insieme a Milano. A Bologna studiò con Carducci e conobbe la migliore società bolognese; professori e nobili, impresari di lirica ed artisti. Da far rilevare un piccolo particolare; all’epoca a Potenza non esisteva ancora il Teatro Stabile, che fu inaugurato di lì a poco alla presenza del Re e della Regina d’Italia in una strepitosa serata invernale in cui fu rappresentata la Traviata di Verdi. Inoltre, leggendo attentamente anche le più appartate note del testo di Konrad Dryden e ragionandoci sopra vengono anche altri dubbi. Per esempio, il dubbio secondo il quale il Leoncavallo sia vissuto a Potenza anche prima del 1876 e del 1878. La mamma di Leoncavallo morì nel gennaio 1873. A seguito della morte della moglie, il giudice Vincenzo Leoncavallo si trasferì con la famiglia a Potenza, lasciando a Napoli il futuro compositore. Però, in una nota del libro del Dryden si  apprende anche che la terza moglie del padre, cioè del giudice Vincenzo Leoncavallo, la potentina Giulia Polosa, la ‘matrigna’ di Ruggero Leoncavallo (che non fu affatto tale da quello che si capisce), più tardi crebbe i ‘bambini’ (later raised the children). Durante questo periodo, probabilmente, Leoncavallo si diplomò al Conservatorio di San Pietro a Maiella all’età di sedici anni. Da quanto detto finora, finalmente, si può dare per certo ciò che certo non sembrava affatto; 1) Il Thomas Chatterton fu composto nel 1876; 2) Dal marzo 1876 al mese di settembre del 1876 il grande compositore lirico visse a Potenza. Fissati questi due punti fermi, posso ora andare avanti nell’indagine sulla genesi dell’opera. Quanto sto per dire aggiunge nuovi particolari rispetto a quanto già esposto nel mio articolo del marzo scorso.

“Nel marzo del 1876, Leoncavallo contattò gli editori della Gazzetta Musicale, una emanazione della Casa editrice musicale Ricordi e ordinò gli spartiti di diverse opere. Poi, chiese un suggerimento (la notizia sulla Gazzetta uscì però a giugno) su un impresario che avrebbe potuto portare in scena il Chatterton a Bologna”. Questo particolare sembra far capire che nel marzo 1876, quando Leoncavallo viveva a Potenza, il Chatterton fosse stato già scritto e ciò smentirebbe la tesi di altri suoi biografi secondo cui l’opera fu completata a Bologna. Ma poi si legge: “Returning to Potenza and his piano students, Leoncavallo informed the Gazzetta Musicale he had completed a score demanding great musical resources for orchestra. Leoncavallo was determined that Chatterton should receive its premiere that summer in Parma, Ancona, Cremona or another city offering adequate singers. He again requested information regarding an honest theatrical agency, as well as transcriptions of La Traviata, Meyerbeer and Boito’s Mefistofele”. “Ritornando a Potenza ed al suo piano con cui dava lezioni agli studenti, Leoncavallo informò la rivista Gazzetta Musicale che egli aveva completato una partitura che necessitava di grandi risorse musicali per l’orchestra. Leoncavallo era determinato affinché il Chatterton avesse la sua prima quella stessa estate a Parma, Ancona, Cremona o in un’altra città che poteva offrire adeguati cantanti. Egli richiese ancora informazioni riguardanti un onesto agente teatrale, così come le trascrizioni della Traviata, di Meyerbeer e del ‘Mefistofele’ di Boito”. Questione veramente complicata. Se la partitura che nel marzo 1876 Leoncavallo annunciava come già scritta era il Chatterton, allora è probabile che quando arrivò a Potenza nel marzo 1876 egli l’avesse già scritta e, di conseguenza, appare probabile che si debba tornare alla ipotesi che ho appena messo da parte, cioè che l’abbia scritta probabilmente (ma neanche questo è stato mai detto con certezza) a Napoli. Se, invece, quella che annunciava non era il Chatterton, perché poi troviamo in questo stesso libro una quasi invisibile noticina a piè di pagina (la n. 40) che dice testualmente: “These were score that would influence La Boheme and Chatterton”? (“Si trattava di partiture che avrebbero influenzato la Boheme e Chatterton”). Affermazione quest’ultima molto contraddittoria, che sembra suggerirci il fatto che nel marzo 1876 il ‘Chatterton’ non fosse stato ancora scritto, sicuramente non completato. Riepilogo il puzzle per la comodità del lettore, che rischia di perdersi. Nel mese di marzo 1876 mentre se ne sta a Potenza, il Leoncavallo dice al giornale specializzato di Milano di avere un’opera già terminata e pronta, ma poi incredibilmente si contraddice e fa capire che non è affatto così perché l’opera che dice di avere già finito viene di lì a poco ad essere debitrice degli spartiti che ha ordinato presso la celeberrima Casa Editrice musicale di Milano. In definitiva, se “Queste erano partiture che avrebbero influenzato La Boheme e Chatterton” (evidentemente riferendosi a quelle che aveva appena richiesto nel marzo 1876 da Potenza), ciò farebbe capire chiaramente che non era poi vero che nel marzo 1876 il Chatterton fosse stato già completato. Se gli spartiti che il compositore ordinò da Potenza nel marzo 1876 avrebbero influenzato il Chatterton, allora il Chatterton non poteva, non dico nel 1873, ma neppure nel marzo del 1876, essere già pronto, in consonanza con la ricostruzione di altri biografi come il Budden, che sostengono che l’opera sia stata completata a Bologna solo nell’autunno del 1876. Se così fosse, il periodo che va dal marzo 1876 al settembre del 1876, cioè il periodo che Leoncavallo passò sicuramente a Potenza, appare come quello in cui il Leoncavallo con maggiori probabilità iniziò o sviluppò il Chatterton. Sicuramente vi lavorò, forse anche perché, oltre a dare lezioni di piano ai suoi studenti, non è che avesse molto da fare a Potenza, la città che il grande musicista definì come il “piccolo ospitale capoluogo”. Un altro indizio è costituito da due lettere che Ruggero Leoncavallo inviò alla Ricordi da Potenza il giorno 8 luglio 1876 ed il giorno 14 luglio, sempre dello stesso anno. Se, come asserisce il Dryden, il ‘Mefistofele’ di Boito fu una delle partiture che influenzarono la composizione del Chatterton, la lettera di sollecito del 14 luglio 1876 ci conferma l’assoluta impossibilità della ipotesi secondo la quale l’opera sia stata già composta e terminata a Napoli e costituisce un altro ottimo indizio a favore della tesi secondo la quale nei mesi potentini del 1876 egli lavorò alla composizione dell’opera nella casa del padre, Presidente del Tribunale di Potenza (a Potenza il padre di Ruggero Leoncavallo pubblicò nel 1878 presso un piccolo editore potentino un libro contro la pena di morte).  Ad allontanare ancor più l’ipotesi, del resto già esclusa, che il Chatterton sia stato scritto o comunque terminato a Napoli prima del 1876 intervengono altre fonti, minoritarie (per esempio, il sito Magiadelleopere.com e Archividella Musica), che, invece, datano la composizione dell’opera al 1877 e cioè durante il periodo bolognese.  Potrebbe averlo completato a Bologna (anzi, è la tesi più accreditata ma nell’autunno-inverno del 1876 e non nel 1877), ma nel marzo del 1876, scrivendo alla Gazzetta Musicale, il Leoncavallo mostra, se non proprio di averlo già scritto e completato, certamente di avere già qualcosa per le mani che era tutt’altro che completato in virtù della ricostruzione da me fatta prima ed alla luce delle evidenti contraddizioni, che emergono dalle date e dal breve accenno dello stesso musicista. E, dunque, riesce veramente molto difficile pensare che tra l’estremo di Napoli, da una parte (troppo presto) e l’estremo di Bologna, dove il Chatterton fu completato, ma dove riesce altrettanto difficile pensare che l’opera sia stata scritta per intero (troppo tardi), non vi sia in mezzo il periodo potentino, abbastanza lungo e tranquillo per non autorizzare la plausibilissima ipotesi che in quei sei mesi potentini del 1876 il grande Leoncavallo non abbia lavorato alla creazione del Thomas Chatterton nella casa potentina del padre Vincenzo e della sua terza moglie, Giulia Polosa.

PINO A. QUARTANA

 

Bibliografia consultata;  

Konrad DRYDEN, Leoncavallo, Life and Works, Scarecrow Press (3 febbraio 2007), Lanham – Maryland – USA

Julian BUDDEN, Primi rapporti fra Leoncavallo e la casa Ricordi: Dieci missive finora sconosciute in Atti del I° Convegno su Leoncavallo, Locarno, Svizzera.

 

Nella illustrazione; Henry Wallis, La Morte  di Chatterton, 1856

 

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