TESORI D’ARTE A POTENZA: IL ‘CASO’ RICCA

La storia che sto per raccontarvi è la storia di un ‘giallo’ artistico finalmente svelato. Ma solo da pochi mesi e da pochissimi anni. Una storia dai risvolti incredibili e che ha delle conseguenze che arrivano fino a noi, fino a Potenza. Ma andiamo per ordine. Anzi, cerchiamo di dare un ordine ad una storia complessa. Per raccontarvela, anzi, per svelarvela per la prima volta, ché di questo si tratta, devo partire da ‘Santa Caterina D’Alessandria’(1630), uno dei dipinti più importanti del secolo del Barocco: il Seicento o 1600.

Definito di volta in volta come “assoluto capolavoro”, come “epifania folgorante”  (Causa), come uno dei dipinti “più misteriosi ed affascinanti” della pittura italiana di quel secolo (V. Farina), questo ormai celebre dipinto è stato al centro di ben due importanti mostre italiane degli ultimi mesi; una mostra a Torino fra gennaio e febbraio di quest’anno ed una mostra a Napoli ancora in corso e che si chiude il 6 giugno prossimo. Sul valore enorme di questo dipinto critici e storici dell’arte non hanno mai nutrito dubbi. Sull’autore del quadro, invece, c’è sempre stata incertezza. Attribuito al Bassante o al Palomba, artisti minori della scuola napoletana del Seicento, solo negli ultimi mesi una radicale revisione filologica, fondata su insospettati collegamenti fra opere e documenti, in parte già noti, ha consentito di dipanare una complessa vicenda critica e di attribuire il quadro al suo vero autore che non è né il Bassante, né Palomba, ma un artista che era considerato finora un minore tra i minori della scuola napoletana, ma che la critica e gli storici dell’arte stanno rivalutando enormemente nel corso degli ultimi due o tre anni e nel corso degli ultimi mesi. Lo stanno rivalutando al punto tale da collocarlo, insieme a Jusepe de Ribeira detto lo Spagnoletto e a Luca Giordano nell’Olimpo del Seicento napoletano ed anche del Seicento italiano. Si pensi solo al fatto che le tele dello Spagnoletto e di Luca Giordano sono presenti nelle più importanti collezioni private e nei più importanti Musei d’arte di tutto il mondo, dal Prado di Madrid fino all’Hermitage di San Pietroburgo, dalla National Gallery di Londra fino al Metropolitan Museum di New York. Qualche lettore a questo punto si starà già chiedendo il perché pubblico questo articolo su ‘Potentia Review’. Un pochino di pazienza e ci arriviamo. Quindi, dicevo che questo pittore napoletano, fino a pochi mesi fa sconosciuto al grande pubblico  e probabilmente ben poco familiare agli stessi specialisti, si sta definendo sempre più chiaramente come uno dei massimi artisti della cerchia dello Spagnoletto. Questo pittore, che a quasi quattrocento anni dalla sua morte viene scoperto come uno dei grandi della scuola napoletana e, grazie soprattutto al Santa Caterina d’Alessandria, anche come uno dei grandi della pittura italiana del Seicento, è Giovanni Ricca (1603-1656).

Le mostre di cui parlavo poco prima hanno funzionato da consacrazione di questo nuovo status postumo.  La mostra di Torino del gennaio-febbraio di quest’anno aveva come titolo: “Caravaggio e dintorni. Giovanni Ricca a Torino”.  La mostra di Napoli ha, invece, come titolo: “Intorno alla Santa Caterina di Giovanni Ricca. Ribera e la sua cerchia a Napoli” a Palazzo Zevallos Stigliano di Via Toledo e si chiude il 6 giugno prossimo. Giovanni Ricca è, dunque, ora considerato un grande pittore del Seicento napoletano ed italiano. Ma come è stato possibile un caso come questo? Un caso critico davvero interessante, se si pensa al fatto che non solo la ‘Santa Caterina d’Alessandria’, ma tante altre opere del Ricca erano fino a pochissimo tempo fa del tutto sconosciute nel senso che tante opere erano state erroneamente attribuite ad altri artisti di quel secolo e di quella corrente pittorica (il Barocco).

Solo due tele, ripeto, solo due tele fino a pochissimo tempo fa venivano  attribuite a questo artista; la Trasfigurazione di Santa Maria della Sapienza a Napoli e la ‘Adorazione dei Pastori’ , che sta nella Chiesa di Santa Maria del Sepolcro a Potenza (e con ciò ci avviciniamo al cuore della affascinante questione ed al tema della trattazione). Il primo aspetto curioso di questa storia è che il dipinto della chiesa potentina era stato attribuito prima al Bassante e poi al Palumbo e che la stessa cosa è capitata al capolavoro ‘Santa Caterina d’Alessandria’. Ma a legare il dipinto potentino al capolavoro custodito nei Musei Civici Torinesi  a Torino c’è ben altro. Vediamo cosa dice la storica e critica Viviana Farina a proposito della Santa Caterina d’Alessandria:

Coloro che in passato si occuparono della tela non avevano ancora a disposizione tutti i pezzi del puzzle; diversamente quanti se ne sono interessati più di recente avrebbero potuto leggere tra le righe di Spinosa e, ancora meglio, in quelle di Briganti, e ritrovarvi nascosta la soluzione attributiva, perché entrambi gli studiosi avevano intuito le strette affinità culturali, se non proprio l’identità, tra il maestro della Santa Caterina e Onofrio Palumbo, ai tempi – si badi bene! – creduto l’autore di quella Adorazione dei pastori di Potenza da cui poi è riemersa la firma di Giovanni Ricca”.

Mi fermo un attimo per riepilogare e per venire incontro al lettore, che in questo ‘giallo’ storico-artistico potrebbe perdersi. Esistono due quadri; uno è il ‘Santa Caterina d’Alessandria’ e sta a Torino, prima nella collezione privata dell’editore Giulio Einaudi e poi al Museo Civico di Palazzo Madama, e l’altro dipinto, che ha per titolo la Adorazione dei Pastori, e che sta nella nostra Chiesa di Santa Maria del Sepolcro di Potenza. La critica e gli storici dell’arte attribuiscono questi due quadri prima al Bassante e poi al Palumbo. Poi, ad un certo punto, nel restauro del quadro potentino esce fuori una firma, un autografo: “Ioannes Ricca”. Quindi, la prova a Potenza era indiscutibile; il quadro era di Ricca e Ricca è stato ritenuto fino a due o tre anni fa un minore tra i minori della scuola napoletana del Seicento (1600), scuola di origine caravaggesca ed il cui nume è stato il grande pittore spagnolo Jusepe de Ribeira detto lo Spagnoletto. A Potenza, invece, quei rarissimi che sono a conoscenza della tela di Santa Maria hanno continuato, anche in questi ultimi mesi, a considerarlo un minore tra i minori, quasi un pittore insignificante.

La scoperta del vero autore del quadro di Potenza mette pian piano in moto un vasto processo di revisione filologica. Dal momento successivo al rinvenimento dell’autografo di Ricca sulla tela di Potenza, quest’ultima è insieme alla Trasfigurazione della chiesa di Napoli, la sola opera la cui attribuzione a Ricca è certificata. Da quel momento si mette in moto un’opera di revisione critico-filologica veramente incredibile. Ma lascio nuovamente, a questo punto, la parola a Viviana Farina:

“Ho già intuito da tempo come il Bambino della tela di Potenza suggerisca di riconoscere nella Adorazione dei pastori del Museo di Aachen, con evidenza non un originale di Jusepe de Ribera, ma un possibile lavoro di Ricca svolto alla maniera del valenzano, forse, una replica da un autografo perduto”.

Perché tutto questo caso parte dalla Chiesa di Santa Maria a Potenza e non dal secondo dipinto certo di Ricca, che sta a Napoli? Non è chiaro, ma sembra che il dipinto napoletano sia rimasto inaccessibile per decenni. Se così fosse, l’unico dipinto certo ed accessibile era solo quello della Chiesa di Santa Maria del Sepolcro di Potenza, la chiesa potentina fondata dai Cavalieri Templari.

E’, quindi, dal nostro quadro, dal quadro della chiesa potentina di Santa Maria, che si forma e si dipana il caso Ricca. Un caso che coinvolge man mano la tela del Suermondt Ludwigmuseum di Aachen, il nuovo nome tedesco per designare l’antichissima città di Acquisgrana, che coinvolge la patria dell’artista, Napoli, e, quindi, Torino, la città dove è custodito, nel Museo di Palazzo Madama, il grande capolavoro di Giovanni Ricca  (la già citata Santa Caterina d’Alessandria).

Il curatore delle due mostre, Giuseppe Porzio, è l’autore della scoperta. Lo storico e critico napoletano propone di identificare l’autore del dipinto in un altro artista della cerchia di Ribera detto lo Spagnoletto, Giovanni Ricca, una figura che, in assenza di dati anagrafici noti, si coagula intorno a un piccolo nucleo di opere documentate negli inventari a cavallo tra Sei e Settecento. Sulla base dei confronti stilistici a partire dagli unici due dipinti noti di Ricca, la Trasfigurazione già nel monastero napoletano di Santa Maria della Sapienza e l‘Adorazione dei pastori nella chiesa di Santa Maria del Sepolcro a Potenza, Porzio aggrega un corpus di opere all’interno del quale la Santa Caterina si affiancherebbe alla Crocifissione della chiesa napoletana di Santa Maria Apparente, già attribuita al Palomba. In realtà, la cosa non finirebbe qui perché sulla scia della Adorazione dei Pastori di Potenza vengono man mano riattribuite al Ricca tante altre opere, praticamente tutte. Il Sant’Antonio Abate e la Santa Elisabetta d’Ungheria, per citarne altre due. Per concludere e per dare anche il senso finale di questo appassionante ‘giallo’ storico-artistico, cosa significa tutto ciò per il quadro potentino? Secondo me, significa molto, moltissimo. Significa che avevamo nella Chiesa di Santa Maria un bel quadro, che sapevamo dopo un bel po’ di tempo che questo quadro era di un certo Ricca, ma non sapevamo altro e credevamo che fosse un quadro di un minore tra i minori della scuola del Seicento napoletano. In fondo, chi, se non un minore tra i minori della scuola napoletana, poteva venire a dipingere un quadro a Potenza o, tutt’al più,  in Lucania? Ora che sappiamo chi era veramente Ricca e come viene ora considerato, anche la bella Adorazione dei Pastori deve essere necessariamente vista sotto una luce ben diversa. A parte i motivi di interesse filologico che già giustificherebbero ampiamente una visita a Potenza, resta il valore artistico intrinseco del dipinto. Non c’è bisogno di essere un Premio Nobel della storia dell’arte o della critica d’arte per capire che si tratta di un quadro che ora vale abbastanza di più di quanto è stato finora stimato. Un piccolo tesoro d’arte? Certo, perché no?

PINO A. QUARTANA

Nella foto; Giovanni Ricca, Adorazione dei Pastori, Chiesa di Santa Maria del Sepolcro, Potenza

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