UNA NOBILE FAMIGLIA POTENTINA NELLA VENEZIA DEL 1500

Dopo più di cento anni viene ripubblicato questo articolo di Antonino Tripepi che apparve nel settimanale potentino ‘Il Lucano’, il maggior organo di stampa in Basilicata tra 1800 e 1900 e che usciva a Potenza. Tripepi, nato a Reggio Calabria, si era stabilito a Potenza ed era diventato potentino a tutti gli effetti. Diresse a Potenza la “Rivista Storica Lucana”. Senza il suo appassionato interesse ed amore per Potenza, che lo spinse addirittura ad andare a Venezia per fare una ricerca negli Archivi di Stato della città lagunare, non avremmo mai conosciuto questa interessante storia potentina del 1500.
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Dell’illustre medico Francesco Stabile, del capitano Cristoforo Stabile, della dimora della nobile famiglia potentina nella Repubblica Veneta, poche e scarse notizie ci danno il De Iorio nel “De Privilegiis Universitatum” e il Viggiano nelle “Memorie della città di Potenza”. Erra il Bozza nel suo studio “La Lucania”, quando, seguendo il Brienza, dice che Cristoforo Stabile resse questa provincia come Vicerè. Evidentemente, fu qui interpretato male il latino del De Iorio e così fu attribuito allo Stabile un cenno biografico che si riferisce a Vincenzo Femiano, Comandante militare e Preside della Basilicata. Dall’archivio di Stato di Venezia, volli lo scorso anno, trarre le indicazioni ed i documenti che meglio potessero dare luce alle troppo brevi pagine biografiche su questi concittadini illustri nella scienza e nella milizia.
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Lo Studio di Padova (l’Università di Padova n.n.), che contava già tre secoli di vita, era venuto, dice il Sanudo nei “Diarii”per la Dio gratia in bona perfection – e Pompeo Molmenti, storico insigne, scrittore elegantissimo, che rivolse le ricerche severe e geniali alle vicende della sua cara Venezia, in quel lavoro splendido di erudizione e d’arte che è la “Storia di Venezia nella vita privata” ci dà notizie preziose sul Gymnasium Patavinum. L’apertura delle scuole avveniva nella Cattedrale il primo giorno di novembre e ogni anno Padova ospitava parecchi centinaia di studenti di tutti i paesi e di tutte le condizioni. Potevano vivere comodamente i più ricchi, con precettori e segretari, prendevano in fitto interi palazzi e profondevano il denaro in donne, in giostre, in balli. Gli agiati potevano avere una buona pensione per sette scudi al mese e sei per il valletto, alcuni fra i più seri e diligenti abitavano presso i professori e n’ebbe in sua casa anche il Galilei; altri presso affittacamere del luogo o forestiere, alle quali il magistrato dell’Inquisizione raccomandava di non “cucinare carne nelli giorni di quatrigesima e neanche ne dì proibiti”. I poveri e meritevoli erano provveduti di alloggio e vitto in alcuni collegi instituiti con lasciti ed offerte. I libri, che costavano meno che a Bologna, si rivendevano ai librai, non di rado ebrei, alla fine dell’anno scolastico. L’Università padovana fece sentire la sua azione nel pensiero del mondo civile sulla cultura di tutta Europa. Nel 1500 vi incontriamo il Bonamici, l’Egnazio, il Riccobono, il Sigonio, il Robertello, famosi professori di lettere e di eloquenza; il Pomponazzi , il gran Galileo, Cesare Cremonini per l’insegnamento della filosofia e delle scienze. Nella scuola di diritto, universitas juristarum, i professori vedono stampate le loro opere anche in Francia ed in Germania e sono da ricordarsi i nomi di Filippo Decio, dei Socini, del Benavides, di Francesco Mantica, di Guido Panciroli. La Facoltà di Medicina, ornata già d’uomini famosi, rifulgeva di più grande onore quando nel 1537 accoglieva l’instauratore della anatomia moderna, il belga André Vesalius e poi il cremonese Realdo Colombo, Gabriele Falloppio, Girolamo mercuriale forlivese – medico di Massimiliano II – e Girolamo Fabricio di Acquapendente, che insegnò per lunghi anni, ed intravide, se non espose chiaramente, la teoria della circolazione del sangue ed ebbe tra i suoi scolari l’inglese Guglielmo Harvey, al quale è appunto attribuita tale scoperta. Nell’anno 1561, lo Studio di Padova ebbe 1210 scolari e, nel dicembre, il potentino Francesco Stabile vi proponeva la discussione di tredici teoremi di logica, dieci di etica, dieci di matematica, trentadue di scienze naturali, ventiquattro di medicina, tredici di metafisica. Il lavoro è dedicato a Carlo di Guevara, conte di Potenza, Gran Siniscalco del Regno di Napoli, <illustrissimo atque benignissimo princìpi> e nella prefazione lo studente Francesco Stabile rende le maggiori grazie ai genitori ed ai maestri con animo riconoscente i quali dalla fanciullezza – a teneris unguiculis – lo avevano educato negli studi letterari. E ci fa conoscere che egli, dopo essersi a Potenza – patriis in laribus –  per parecchi anni ed altrove versato nelle discipline filosofiche finalmente, per diverse circostanze, si recò, nel 1559, all’Università di Padova. Vi era da tre anni quando sentì di aver tratto dalla filosofia tanto profitto da poter recare vantaggio agli altri mentre senza perdere tempo aveva anche, di giorno e di notte, con lena, coltivato gli studi di medicina. Venezia e Padova, congiunte da intimi legami di pensiero e di vita divennero a quel tempo un solo centro di cultura, uno dei più importanti del mondo civile. I dotti più illustri convenivano alla laguna da ogni parte, specialmente dalla Grecia, dopo la caduta di Costantinopoli nelle mani dei Turchi. Nel 1575, – l’Eccellente Messer Francesco Stabile Dottor – è a Venezia medico ordinario dell’Ufficio di Sanità e sostituisce anche un collega, l’Eccellente Domino Francesco Strata da Burano, nelle visite ma poi rinuncia all’incarico. Le relazioni con l’Oriente davano facile origine a quelle terribili pestilenze che per oltre quaranta volte afflissero Venezia tra il 900 ed il 1500. Nel 1576 la peste trasse alla tomba circa 50.000 persone. I medici mascherati in una stranissima foggia per evitare il contagio accorrevano attivi ed intrepidi al letto degli infermi. Francesco Stabile fu deputato con altri alle visite gratuite e, poi, eletto “a bosoli e balote” a prestar servizio retribuito in considerazione del suo “valore et sucientia”. Al suo professore, Gerolamo Capodivacca di Padova, il dottor Francesco Stabile aveva dedicato il 6 febbraio 1576, una dotta relazione sui sintomi specifici di peste, che egli riteneva non dubbi nei tanti casi che aveva in Venezia osservato. Vi fa cenno della grande discordia e dei diversi pareri degli eccellentissimi medici – saluta il maestro avvertendolo che, costretto a tornare a Potenza per qualche tempo – propter quaedam familiaria negotia (per affari di famiglia) – aveva ottenuto un congedo dagli Illustrissimi signori Provveditori alla Sanità – ed augura a costoro felicità per la benevolenza usatagli e implora da Dio all’alma Città di Venezia che l’epidemia non si rinfocoli al sopraggiungere della primavera. Ma il voto di Francesco Stabile non fu esaudito: la peste infierì e noi vediamo il nome dell’Eccellente medico e fisico negli atti dei Provveditori alla Sanità nel marzo e nel giugno del 1576. Senza dubbio egli era tornato oppure era rimasto a Venezia. Nessun altro cenno di lui. 
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Del capitano Cristoforo Stabile, delle benemerenze del padre Lorenzo verso la Repubblica parla il privilegio di concessione delle insegne dell’ordine equestre di San Marco. Quest’Ordine, l’unico, era antico quanto il governo dei Dogi in Venezia ed il Doge ne era di fatto il Gran Maestro e niuno (nessuno n.n.) poteva aspirare a cotal dignità senza aver prestato servigi importanti alla Repubblica. I cavalieri di San Marco portavano al collo una larga stola d’oro e, se insigniti dal Doge, una croce d’oro con il centro il Leone alato, il quale teneva il libro degli evangeli e le parole: “Pax tibi, Marce, evangelista meus”. Era Doge Bertuccio Valier e Cristoforo Stabile fu insignito dell’altissima onorificenza con tutte le forme solenni. La guerra di Candia in cui acquistarono gloria Tommaso Morosini, Leonardo Foscolo, Lazaro Mocenigo e tanti altri illustri durò ventiquattro anni e costò alla Repubblica milioni d’oro, infinite navi e trentamila uomini. 
I nomi di Francesco Stabile, di Lorenzo e Cristoforo Stabile, i quali nei secoli XVI e XVII onorarono Potenza nella Serenissima, vanno onorati.
ANTONINO TRIPEPI
Nella illustrazione; stampa di Venezia e del leone Alato veneziano nel 1500.

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