POTENZA, CITTA’ D’ARTE A LIVELLO REGIONALE MA NON PER LA REGIONE BASILICATA

Potenza è stata inserita nel rapporto annuale realizzata da FPA per fotografare la situazione delle città italiane nel loro percorso verso centri urbani più smart e più vicine ai bisogni dei cittadini e vivibili. In base ad alcuni indicatori e variabili la città di Potenza si classifica al 77° posto su 106 capoluoghi di provincia del I City rate 2017, guadagnando quattro posizioni rispetto al 2016. Su crescita economica, povertà, istruzione, qualità dell’acqua e dell’aria, energia, verde urbano, suolo e territorio si posiziona ad un rating inferiore a quello generale e presenta delle criticità rispetto alla governance e partecipazione (79), legalità e sicurezza (81), ricerca e innovazione (84), trasformazione digitale (90), cultura e turismo (88), occupazione (84), mobilità sostenibile (96), rifiuti  (93).

Le criticità che colpiscono maggiormente sono quelle legate alla cultura e turismo, alla mobilità sostenibile, alla trasformazione digitale ed a ricerca e innovazione. Questi indicatori incidono maggiormente sullo stato del cuore della città: il Centro Storico.

L’area antica di Potenza versa in uno stato di grave malattia, investita da uno spopolamento residenziale, con aumento dell’età media degli abitanti,  dalla  riduzione  delle piccole attività professionali e di  servizi alla persona, ma anche di artigianato, di commercio di vicinato. Il quadro è completato dalla espulsione di servizi e funzioni  che determinano un fenomeno di desertificazione dell’area. A questo declino del privato si associa la scarsa “programmazione” di attività e la mancanza di integrazione del sistema culturale cittadino e quindi anche dei suoi contenitori culturali (Musei, Galleria Civica, Teatro, Ricerca e  Università, Biblioteche, Archivi Storici, Turismo …) . Per finire, c’è da registrare lo svuotamento di funzioni pubbliche e di centri di interesse (statali, regionali, provinciali e comunali) .

I rilevanti “investimenti verticali” effettuati nel passato, avrebbero dovuto favorire l’accessibilità e il riutilizzo di numerosi contenitori vuoti ed abbandonati, che potrebbero essere destinati all’erogazione di servizi sovra-comunali, mentre sono stati sostituiti da “edifici” realizzati in aree irraggiungibili se non con l’auto (vedi lo spostamento dell’Agenzia delle Entrate dagli Uffici Governativi del Centro a Contrada Canale).

Il paradosso di Potenza consiste nella divergenza tra la centralità della città verticale e lo sviluppo policentrico, caotico e amorfo della “periferia”, che non è diventato centro, per favorire la rendita immobiliare. Tale squilibrio di programmazione urbanistica ha creato quartieri scollegati dal resto della città e privi di una adeguata mobilità: un corpo senza forma, senza anima e senza cuore, che ha perso la sua identità storica e le sue origini. Una città senza identità è un agglomerato urbano senza bussola, senza una visione, con una navigazione a vista.

Il Centro ha bisogno immediato di interventi radicali ed  immediati per la sua  “guarigione”. Le cause o patologie sono molteplici:  generali e locali. Le prime derivano in primis da un cambiamento dello stile di vita e dei consumi che privilegia l’acquisto on line, favorito dal privilegio concesso alle multinazionali digitali  come  Amazon, che, pur ricavando in Italia nel 2016 entrate per 1 miliardo e 337 milioni di euro, non paga nessuna imposta perché avente sede all’estero (mentre la transazione – l’ordine, il pagamento e la consegna –  avvengono in Italia) e l’acquisto presso centri commerciali artificiali extra-regionali, riflesso di una evasione commerciale che favorisce lo sviluppo economico di altre realtà territoriali a danno della occupazione nella nostra città.  Le cause o patologie locali sono varie e tutte collegate alla mancanza di una diagnosi, di un’analisi di sistema, di una visione, di una adeguata terapia ed altresì alla mancanza della regia di un “medico specialista” affiancato da una equipe interdisciplinare. Il Centro storico ha bisogno di una programmazione e di un progetto sistemico di salvaguardia, riqualificazione e valorizzazione della sua area, propulsore del rilancio e della ripresa economica, sociale, culturale e politica del capoluogo lucano: un corpo ha bisogno di tutti gli organi per vivere, ma tutto parte dal cuore.

Il Centro Storico deve ritornare ad essere il luogo del vivere, della memoria, della vita civica, della cultura (musica teatro, danza, arte, cinema, letteratura, beni culturali …) , del turismo, del commercio, dei mestieri, dell’abitare, dei servizi avanzati, della ricerca e dell’Università, dello sport (Piscina e Palazzetto del “Coni” a Montereale), del tempo libero, della rappresentanza dei vari livelli pubblici. L’amministrazione comunale deve farsi promotrice di un progetto di valorizzazione del Centro Storico che richieda una regia, la partecipazione di tutti i soggetti e la competenza, creando un tavolo di coordinamento con le associazione di commercianti del Centro storico,  promotrici di un’idea di aggregazione commerciale naturale (il Centro Commerciale Naturale). Bisogna fare tesoro delle esperienze del passato e delle occasioni mancate per evitare gli errori già commessi, che hanno portato alla restituzione di finanziamenti non utilizzati perché mal programmati. La programmazione condivisa e partecipata diventa lo strumento principe per creare una contaminazione pubblico-privato intersettoriale e per creare un coordinamento tra tutti gli interventi che rivestano carattere trasversale: recupero edifici storici-architettonici, viabilità e sosta, sistema integrato dei trasporti pubblici, cultura e fruizione dei beni culturali del centro storico,  animazione e attività di promozione dell’area, creazione di aree di mercato al servizio degli abitanti del centro, tariffe e politiche tributarie di incentivazione per la valorizzazione del centro, qualità della vita, recupero e riqualificazione  (vicoli, strade, piazze e aree verdi), comunicazione e  marketing territoriale per riportare ad unità tutte le iniziative pubblico-private.  Il turismo e la cultura devono diventare gli assi portanti del rilancio del Centro storico con la  realizzazione del distretto turistico della Montagna Potentina (il sistema turistico locale di Potenza), dove il capoluogo ed il suo hinterland, con i loro  attrattori naturali, culturali, archeologici, paesaggistici possano creare la 5° M da aggiungersi  alle quattro “locomotive” senza vagoni al seguito (Matera, Metapontino, Melfi e Maratea) previste dal vecchio piano turistico regionale del 2008, che hanno escluso la città di Potenza da tutti i flussi economici comunitari e nazionali destinati al turismo, concentrati in quelle quattro aree senza alcun ritorno sull’intero territorio regionale e soprattutto discriminando la montagna che rappresenta circa il 50% della superficie e della popolazione della Basilicata. Il PON Programma Operativo Nazionale Cultura e Sviluppo 2014-2020  del Ministero MIBACT di Franceschini ha destinato  ai poli museali della Basilicata circa 26 milioni di euro, finanziando Matera con circa 15 milioni di euro e il resto dei musei regionali con 11 milioni di euro, mentre Potenza non ha ricevuto nemmeno un euro.

Potenza nella classificazione regionale, ai sensi della L. R. 19/99, non viene considerata né città d’arte (nonostante i suoi beni culturali: Museo archeologico nazionale Dinu Adamesteanu, Galleria Civica, Museo Diocesano, Museo Provinciale, Pinacoteca provinciale, Villa romana di Malvaccaro, Ponte Romano, Ponte Musmeci, l’anfiteatro e l’auditorium di Rebecchini al conservatorio, il “castello postmoderno” di Dante Maggio – palazzo ex Banca Mediterranea, Teatro Stabile, chiese di S. Michele , San Francesco, Cattedrale di San Gerardo, S.Maria del Sepolcro  ed i dipinti del ‘500 e ‘600 lì contenuti, dal Ricca al pittore fiammingo Dirck Hendricksz, dal Pietrafesa al Pistoia… e tanto, tanto altro ancora), né città turistica, nonostante i dati sui flussi di arrivi e presenze di Potenza che con Pignola e Tito superano quelli del distretto del Vulture e del Pollino.

 

ANN0 2016 Comuni Esercizi % Posti Letto Camere Arrivi Presenze P.M.
Distretto Metapontino 5 101 12,5 19.906 204.344 1.203.899 5,9
Distretto Potentino 3 46 5,7 1.909 53.146 98.338 1,9
Distretto Vulture 4 39 4,8 1.361 39.558 91.002 2,3
Distretto Pollino 4 65 8,1 1.521 25.910 80.000 3,1
Matera 1 482 59,9 4.527 1.698 250.093 409.421 1,6
Maratea 1 52 6,5 3.768 1.221 56.689 235.079 4,1
Altri 2 20 2,5 632 11.184 44.809 4,0
20 805 100,0 33.624 640.924 2.162.548 3,4
Potenza 30 3,7 1.091 552 37.679 63.464 1,7
PROVINCIA DI POTENZA 100 497 42,3 14.329 3.765 246.909 688.629 2,8
PROVINCIA DI MATERA 31 678 57,7 26.486 8.612 470.361 1.656.964 3,5
BASILICATA 131 1.175 100,0 40.815 12.377 717.270 2.345.593 3,3

 

 

 

 

 

 

 

MARCO TROTTA

 

Nella foto; Chiesa di Santa Maria del Sepolcro a Potenza; il pregevolissimo altare barocco del 1600 all’interno del quale è custodita la Sacra Reliquia del Sangue di Cristo.

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