DEI GUEVARA DI POTENZA, DEI GONZAGA E DI ALTRE COSE …

Dopo la pubblicazione dello studio sulla Potenza nel periodo del Rinascimento, possiamo approfondire ancora degli aspetti di quel quasi saggio. Tra le tante cose molto interessanti ricostruite, c’è il rapporto fra i Guevara di Potenza ed alcune tra le dinastie italiane che hanno fatto la storia d’Italia nel Rinascimento. Elencavo in quel lunghissimo articolo gli Sforza, duchi di Milano, la famiglia Borromeo, sempre di Milano (la famiglia di San Carlo Borromeo, figura tenuta in grande venerazione dai signori potentini, tanto che, se oggi abbiamo un Ospedale che si chiama San Carlo, è proprio a quel grande santo milanese che occorre riferirsi per la spiegazione della intestazione), ed i Gonzaga di Mantova e degli Stati mantovani. Fu proprio con i Gonzaga che i signori di Potenza, i conti Guevara, ebbero più fitti e stretti rapporti nel tempo. E questi rapporti voglio approfondire in questo nuovo articolo. Ci sono almeno tre volte in cui le due famiglie entrano in contatto. Procedendo in ordine cronologico, bisogna partire da Covella Sanseverino, la seconda moglie del capostipite dei Guevara di Potenza, cioè di don Innico de Guevara, indicata nel grande albero genealogico dei Gonzaga come la bisnonna di Vespasiano Colonna, il fondatore di Sabbioneta, la città ideale del Rinascimento. Dal matrimonio fra Prospero Colonna e Covella Sanseverino sarebbe nato Vespasiano Colonna. Da Vespasiano Colonna nacque Isabella Colonna che andò in sposa a Luigi Gonzaga detto Rodomonte e da quest’ultimo nacque Vespasiano I° Gonzaga. In quanto ai Guevara di Potenza, Innico Guevara era stato sposato la prima volta con Lucrezia Sanseverino e poi convolò in seconde nozze con Covella. Ma anche Covella era stata già sposata una prima volta quando si unì a don Innico. Era stata sposata, come appena detto, con Prospero Colonna, un esponente della prestigiosissima famiglia romana dei Colonna, uan famiglia dela più antica nobiltà romana che aveva appena visto un suo esponente ascendere al soglio di Pietro; Papa Martino V. Covella Sanseverino che sposò Innico Guevara era la stessa Covella Sanseverino che era stata già sposa del Colonna? Non ci sono motivi per pensare che non fosse la stessa persona. Ma a questo punto si intuisce già  che qualcosa non va e che c’è un enigma da decifrare. Purtroppo, tutto ciò che si trova in giro non è in grado di risolvere l’enigma. Covella Sanseverino è nota agli annali storici per essere stata la madre di Vespasiano Colonna, avuto dal matrimonio con Prospero Colonna, ma anche la madre di Pietro e di Antonio Guevara, primo conte Guevara di Potenza a partire dal 1444. Il primo figlio di don Innico, Pietro Guevara, marchese del Vasto, finì male per il suo coinvolgimento nella congiura dei Baroni ed il secondo, come scrissi già nel precedente articolo, fu II° conte di Potenza e, sebbene per sedici giorni soltanto, addirittura Viceré del Regno di Napoli.

Bene, ma come è possibile che Covella Sanseverino sia stata la madre di tutti e tre? Dovrebbe essere già pronta la risposta; la Sanseverino, come ho detto, sposò in prime nozze il Colonna ed in seconde nozze il Guevara, anch’egli reduce da precedenti nozze. Enigma risolto? Apparentemente sì, ma, in realtà, purtroppo l’intuito mi diceva ancora di no ed infatti… Del primo matrimonio di Innico Guevara non si conosce purtroppo la data e non si conosce nemmeno la data della morte di lei; di Lucrezia Sanseverino. Dopo la morte di Lucrezia Sanseverino, Inigo Guevara sposò in seconde nozze Covella Sanseverino, proveniente, appunto, dal suo primo matrimonio con Prospero Colonna. Repetita juvant; le questioni dinastiche e familiari di quei secoli sono alquanto complicate per la mentalità contemporanea e quindi c’è bisogno di ripetere qualche volta di più per non perdere continuamente il filo della narrazione. Siccome dal primo matrimonio con il nobile Colonna la nobildonna Covella ebbe Vespasiano Colonna, non c’è nemmeno bisogno di pensarci su un nanosecondo per capire che Vespasiano Colonna deve essere nato necessariamente prima di Pietro Guevara e, a maggior ragione, prima di Antonio Guevara. Qui sorge l’incongruenza e cioè il fatto che Vespasiano Colonna nacque tra il 1480 ed il 1490 (nella voce Treccani online si dice ‘tra il 1480 ed il 1490’, mentre Wikipedia porta il 1485 come anno di nascita). Ma voglio prendere per buono il 1480. Nonostante ciò, l’enigma non può essere ancora sciolto perché  nel 1488 per volere di Antonio Guevara fu costruito a Potenza il Convento di Santa Maria del Sepolcro e ricostruita l’omonima Chiesa. Come è possibile che Antonio Guevara abbia fatto ricostruire l’edificio religioso se nel 1488 il suo fratellastro maggiore Vespasiano Colonna aveva solo 8 anni, nel migliore dei casi? Antonio Guevara era più grande di età del fratellastro maggiore? Non è possibile, evidentemente. La data del rifacimento della chiesa potentina è abbastanza sicura e quindi Vespasiano Colonna non può essere nato nel 1480. Oppure c’è un’altra spiegazione e cioè che Vespasiano non sia stato, in realtà, figlio di prime nozze di Covella Sanseverino, ma della seconda moglie di Prospero Colonna, Isabella Carafa. Purtroppo nelle mie ricerche non sono riuscito mai a trovare date precise. Prospero Colonna sposò Covella Sanseverino e questo è assodato, ma quando? In che anno? Niente. Poi sposò Isabella Carafa (anche qui niente). La stessa cosa dicasi per i due matrimoni del Guevara (Inigo). Nessuna data precisa.. Ma che Vespasiano Colonna sia stato figlio non di Covella Sanseverino ma di Isabella Carafa, che è la mia ipotesi in controtendenza a ciò che si ritrova scritto dappertutto, infine viene  confermato da una biografia spagnola di Vespasiano Colonna nella quale si legge “no es seguro si su madre era Covella Sanseverino o Isabella Carafa”. Trovo finalmente anche delle date certe ma solo sulla nascita della stessa Covella Sanseverino e sulla sua morte. Possono bastare. Nata nel 1397, morta a Napoli nel 1462. Ma se morì nel 1462, come poteva essere la madre di Vespasiano Colonna, nato, nel migliore dei casi, nel 1480? Questo taglia la testa al toro. Diverse fonti debbono modificare questa voce e quelle correlate. Nonostante però il fatto che Covella Sanseverino non sia, in realtà, la bisnonna di Vespasiano I° Gonzaga di Sabbioneta, rimane pur sempre un legame, seppur molto indiretto, tra i Guevara ed i Gonzaga per via di Covella. Il secondo enigma è più facile da risolvere. Riprendo il passaggio del precedente studio apparso pochi mesi fa su ‘Potentia Review’.

Don Alfonso, quinto Conte di Potenza – Don Alfonso, che, come primogenito dopo la morte del padre Carlo ricevette in eredità anche la Compagnia d’Armi, si sposò, la prima volta, con Donna Beatrice d’Avalos, figlia del Marchese d’Avalos e di Maria D’Aragona in conformità con l’impegno sottoscritto da suo padre, il conte Carlo, con Don Alfonso d’Avolos, Marchese del Vasto. Ma quel matrimonio che avrebbe dovuto costituire la riparazione all’offesa mortale portata da un D’Avalos ad un Guevara (per capire meglio questa importante storia che mise a dura prova la coesione del Regno di Napoli rimando al Guicciardini), finì, non meno tragicamente, perché Beatrice d’Avalos morì di parto e così don Alfonso Guevara tornò libero. Segno del destino? Chissà … Don Alfonso Guevara si risposò allora con un’altra Beatrice, Donna Beatrice di Lannoy, figlia del Principe di Sulmona e di Donna Isabella Colonna. Beatrice di Lannoy era stata però già sposata in precedenza con un esponente della casata d’Aragona. Con Beatrice di Lannoy, Alfonso Guevara, quinto conte di Potenza, mise al mondo il primogenito Alfonso e poi Donna Porzia e Donna Teresa, quest’ultima andata in sposa ad un Carafa”.

 Sempre nello studio già pubblicato c’è questo periodo:

“Non stupisca la passione del duca di Sabbioneta (un Gonzaga, signore di Sabbioneta vicino Mantova n.n.) per il ludus degli attori di professione nel suo appartato teatro di corte in bilico tra temi aulici e motivi comici. Quella passione aveva radici salde. Documentate, ad esempio, da una lettera del 30 aprile 1562, di Baldassare de Preti al cardinale Ercole Gonzaga, in cui si descrivono minuziosamente i variegati festeggiamenti indetti in quell’anno a Bozzolo da Vespasiano Gonzaga (un esponente del ramo cadetto dei signori di Mantova nonché soprattutto un’altra personalità geniale del Rinascimento e che fra le tante cose che realizzò nella sua vita ci fu la fondazione e la costruzione di Sabbioneta, la città ideale secondo i principi ed i canoni del miglior Rinascimento italiano n.n.), indetti in quell’anno a Bozzolo per celebrare le nozze della sorellastra Beatrice con don Alfonso di Guevara, primogenito del conte di Potenza”.

Vespasiano I° Gonzaga non aveva però né fratelli, né sorelle. Dall’altro lato, Alfonso Guevara aveva sposato una Lannoy, non una Gonzaga. Come mai allora Vespasiano I° Gonzaga ci tiene così tanto a quella che, di lì a poco, diventerà la seconda moglie di Alfonso Guevara, 5° conte di Potenza? Ancora una volta la spiegazione risiede nella consuetudine molto in voga in quei tempi dei doppi o tripli matrimoni tra esponenti delle casate nobili. Qual è qui la spiegazione di quest’altra incongruenza? Va cercata in questo caso nella figura di Isabella Colonna, prima citata. Isabella figlia di Vespasiano Colonna (a sua volta, figlio di Prospero Colonna e di Isabella Carafa e non di Covella Sanseverino), sposò Luigi Rodomonte Gonzaga ma dopo la morte di lui, nel 1532, convolò, nonostante l’ostilità dei Gonzaga, a nuove nozze con Filippo di Lannoy , 2° principe di Sulmona e da questi ebbe cinque figli; Maria, Carlo, Beatrice, Orazio e Vittoria.

Vespasiano I Gonzaga, una delle figure più affascinanti del Rinascimento italiano, e Beatrice di Lannoy, divenuta Beatrice Guevara erano quindi fratellastri, ma, contrariamente alla regola generale, evidentemente si volevano molto bene, al punto tale che Vespasiano si dette tanto da fare per festeggiare il matrimonio della sorellastra col Guevara potentino. Alfonso Guevara non sposa direttamente una Gonzaga, ma sposa una donna che è comunque strettamente imparentata con i Gonzaga, essendo appunto figlia della stessa madre di Vespasiano Gonzaga. Rapporti molto stretti quindi quelli tra i due fratellastri, ma molto stretti anche fra i Guevara conti di Potenza e i Gonzaga, già legati da vincoli parentali precedenti.

C’è ancora un terzo enigma da chiarire.  Ho trovato un documento relativo ai Guevara del ramo secondario di Bovino, provincia di Foggia. In esso sono contenute le lettere che Isabella Gonzaga inviò al marito Ferrante Gonzaga, lettere che narravano il viaggio in circa 30 tappe di questa nobile attraverso i feudi dell’Italia meridionale in possesso del marito. L’Isabella di cui sto parlando era Isabella di Capua e Ferrante Gonzaga, era il signore di Guastalla, un altro degli Stati mantovani, seppur ben autonomo da quello principale di Mantova. Per le nozze di Ferrante Gonzaga con Isabella di Capua, avvenute in Napoli nel 1532, molti feudi, delle province meridionali, si erano riuniti sotto il dominio della coppia principesca. Una di queste tappe fu Potenza, la sola in Basilicata insieme a Melfi. Le lettere della contessa di Guastalla sono pervenute a noi attraverso Luca Contile, letterato toscano che fu incaricato di accompagnare la principessa. Ripropongo le lettere XII e XIII che concernono la tappa di Potenza.

Lettera XII

Il giorno che ritornai da Napoli in Ariano che fu il 18 trovai che la Signora s’era deliberata venirsene a Potenza per vedere la Contessa; e così a il 20 a hore 19 ci partimmo per Montelione, dove s’alloggiò la sera. E accompagnata la S.S.ria Ill.ma dal duca e da la duchessa di Termoli, e da Sig. Ferrante Ghivara e da Gian Vincenzo Insisto. Veramente questo viaggio di 70 miglia é un poco stranetto… Mercore da sera ci aspetta il cognato del sig. Gianferrante Dyerba a Bovino…

Di Potenza a 23 settembre 1549

XIII

Da Potenza ci partimmo a il 24, e s’hebbe in quel dì nebbia piovosa, venti grandissimi, e per tutto il resto del dì pioggia grossissima. Né bisognava men commodo alloggiamento che Melfi, dove fé ritrovarci quell’amorevole Signor tutti quei riposi che sapeva desiderare la necessità. Quello fu il luoco dove la Signora si rendé certissima non esser più gravida. Da Melfi a Bovino s’hebbe l’aere chiaro, ma con qualche poco di vento. La sera non si sentì molto bene la Signora: cosi di Bovino venne qui indisposta, e subito si colcò, né sé per ancora levata, benché sia alleggerita quella sua doglia di stomaco… Premetto a V. Ecc.za che in Potenza e in Bovino si sono sentite quelle freddezze, le quali sogliono esser di Gennaio sopra il monte di S. Bernardo… Questa mattina s’é partito il conte di Potenza con il figliuol maggiore… Si ritrova qui il duca con la duchessa di Termole, e il signor D. Francesco con la sorella del signor Gianferrante Dyerba…

Ariano 27 sett. 1549

 

Interessante il parallelismo che Isabella Gonzaga stabilisce fra il clima di Potenza del settembre dell’Annus Domini 1549 e quello delle Alpi. Quindi, Isabella Gonzaga preannuncia la visita a Potenza col desiderio di vedere la Contessa. Chi era la Contessa che aveva desiderio di vedere? Non poteva che essere Porzia dei Tolomei, moglie del 4° conte Di Potenza, Carlo Guevara. Porzia proveniva dalla illustrissima e nobilissima famiglia dei Tolomei (Dante aveva parlato di una sua antenata, Pia de’ Tolomei, nella Divina Commedia). Si è detta famiglia pisana, ma io non ho trovato riscontri circa la sua provenienza da un ramo pisano per cui la dico senese, dalla città d’origine della famiglia, forse la più illustre famiglia senese per un certo periodo storico. E’ una ipotesi da verificare meglio in seguito.

Per ultimo, ma non ultimo, voglio rivelare ai lettori la scoperta di una poesia dedicata ad Alfonso Guevara, 5° conte di Potenza. Eccola;

 

In morte di don Alfonso Guevara

 

Gloria di nobiltade antica e d’armi,

Guevara, avesti e voglie al cielo intese;

I quasi in campo d’onorate imprese,

Un alto cor d’invitta fé disarmi,

E simulacri ed archi e ‘mpressi marmi

Vincendo meritasti, alma cortese,

poi che ‘l tuo spirito al puro lume ascese,

chi segna in pietra i lagrimosi carmi?

Ma se non può sottrar la frale spoglia

A la Parca, che prende i preghi a scherno,

 il pianto, o lunga far la breve vita,

sia la memoria al mondo ognor gradita,

 e ‘n mortal  laude a morte almen ritoglia,

e faccia fra mortali il nome eterno.

E’ una poesia di Torquato Tasso.

PINO A. QUARTANA

 

L’illustrazione; Felline (frazione di Alliste), provincia di Lecce, Chiesa della Madonna dell’Alto – particolare di un affresco situato sul lato meridionale della chiesa raffigurante la committente Porzia Tolomei in posizione orante, insieme a Lucio Sessa e a Camillo Tolomei. Lucio Sessa fu abate commendatario dei beni dell’Abazia di S. Maria dell’Alto. Originario di Potenza, venne a Racale al seguito della famiglia Guevara. Camillo Tolomei fu milite, nominato “maresciallo di campo” in Francia.

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