STORIA DI UN GRANDE OSPEDALE; IL ‘SAN CARLO’ DI POTENZA

formato quadrato pz review

«L’Ospedale San Carlo di Potenza è la più antica e nobile istituzione di beneficienza della nostra città. (…) L’Opera Pia San Carlo fu l’unica Scuola Medica della Regione Lucana» (R. Triani, “Potenza nella storia”, Potenza, 2007). È il primo ospedale moderno della Basilicata, ma numerosi sono stati gli istituti ospedalieri, nelle forme e nei modi tipici dell’antico regime (più strutture caritatevoli e assistenziali che sanitarie), che l’hanno preceduto a Potenza. Per tracciarne una “linea evolutiva”, è utile menzionare proprio le diverse istituzioni sanitarie che hanno preceduto la nascita dell’Opera Pia San Carlo, anche se trattasi, prevalentemente, di ospizi di mendicità. Con molta probabilità – stando a quanto si legge in un documento datato 1253, contenuto nell’Archivio di Stato di Potenza – il primo ospedale cittadino fu quello di San Giovanni di Dio, edificato nella cappella di San Giovanni Battista, situata nei pressi dell’omonima piazzetta del centro storico. Nel XIV secolo, invece, verso la parte bassa di piazza Sedile, era attivo un ospedale dedicato a San Domenico. Fonti storiche dimostrano la presenza di un’ulteriore casa di cura, intitolata a Sant’Antonio da Padova ed operante nel XVI secolo. Una pianta di Potenza antica del 1702 attesta la presenza di un quarto ospedale, molto più ampio dei tre menzionati, consacrato alla Santissima Annunziata. Questo Ospedale si estendeva dalla Pretura a Porta San Giovanni ed era in grado di ospitare un ampio numero di degenti. Secondo le cronache di alcuni storici locali, la nascita della Pia istituzione dell’Ospedale San Carlo avrebbe surrogato lo stesso sanatorio della Santissima Annunziata, ereditandone funzioni e peculiarità. Seguendo un’altra linea interpretativa, la Pia istituzione San Carlo sarebbe nata dalla soppressione dell’Ospedale San Giovanni di Dio e non dalla Santissima Annunziata. «Un ospedale col nome della SS. ma Annunziata servito dai così detti Benfratelli fu istituito dall’Università (nei secoli passati il Comune veniva detto l’Università dei cittadini; oggi corrisponderebbe al Comune di Potenza)  alla fine del XVI secolo: esso si trovava, con ogni probabilità, in quella che forse era stata, fino ad allora, la sede del già citato Ospedale di S. Antonio, già di giuspatronato della comunità cittadina; nel 1652 la struttura venne soppressa per decreto della Sacra Congregazione ed i suoi redditi, ascendenti a circa 100 ducati, furono assegnati al Seminario. L’ospedale, chiamato comunemente del Beato Giovanni di Dio (donde il nome alla strada) e successivamente di S. Giovanni continuerà a funzionare fino agli inizi del 1800. Nel 1810 verrà sostituito dalla nuova struttura del S. Carlo, alla quale saranno trasferite le sue rendite» (A. Buccaro, “Le città nella storia d’Italia. Potenza”, Roma-Bari, 1997, Laterza).  A questo punto è utile fare un piccolo passo indietro. Le origini dell’Ospedale San Carlo di Potenza risalgono al lontano 1626, anno in cui la famiglia Guevara-Loffredo, nella persona di Beatrice Guevara, donò l’omonimo Castello ad alcuni frati cappuccini. Gli ecclesiastici, particolarmente devoti a San Carlo Borromeo, crearono in questi spazi un’Opera Pia, un convento e forse anche un ospizio. Il legame tra la famiglia che ha governato per secoli la città e l’ospedale è traccia evidente nel logo dell’Azienda ospedaliera, che ha al suo centro, appunto, la Torre Guevara, unica sopravvivenza dell’antica struttura demolita meno di cent’anni fa. Con un decreto del 2 ottobre 1810, firmato dal Re delle Due Sicilie, Gioacchino Murat, il convento venne tolto ai religiosi, poiché destinato ad ospitare il primo ospedale cittadino. Il 2 ottobre 1810 nacque ufficialmente l’Ospedale San Carlo di Potenza: originariamente, il nosocomio potentino fu amministrato da un Consiglio generale degli ospizi e dal 1812 poteva contare sulla presenza di un direttore di nomina governativa: il dottor Angelo Arace. Successivamente, con la legge del 3 agosto 1862, il Consiglio venne abolito e sostituito da una Deputazione provinciale che si occupava anche degli ammalati provenienti dai paesi limitrofi. A seguire, con una delibera del 27 novembre 1864, la stessa Deputazione provinciale decise di cedere la gestione dell’Ospedale a una Congregazione di carità. Venutesi a creare le prime divergenze tra la Congregazione di carità e la Deputazione provinciale, si rese necessaria una forma d’intervento più organico. Con il decreto regio del 19 giugno 1870, firmato dal Re Vittorio Emanuele II e controfirmato dal ministro degli Interni Lanza, l’Ospedale fu considerato Istituto di Provincia e perciò affidato nelle mani del Consiglio provinciale. Un anno dopo, nel 1871, la nuova struttura ospedaliera cominciò a darsi delle regole interne attraverso la redazione di un apposito Statuto organico. Sfogliando le sei pagine del Regolamento si legge: «Lo scopo del nuovo ospedale San Carlo è quello di ricoverare e curare i poveri. (…) L’accesso all’ospedale è riservato ai pazienti nati e domiciliati nella Provincia. (…) La pianta organica dell’ospedale è fissata a sette dipendenti: un segretario, un tesoriere, un medico, un chirurgo, un infermiere, un’infermiera ed un’inserviente. (…) L’amministrazione è affidata a una Commissione composta da quattro membri e di un Presidente eletti dal Consiglio provinciale». Il nuovo nosocomio civile poteva disporre di trentadue posti letto, per un totale di ventitre ricoveri giornalieri. Dal 1889 aprirono i primi reparti specializzati: un’unità di Dermosifilopatia, una sala anatomica; mentre la prima sala operatoria venne inaugurata nel 1901. Dal 1906 furono istituiti il servizio di Guardia permanente e un Gabinetto di analisi. Negli anni successivi entrarono in vigore: un servizio gratuito per la cura del tracoma, una lavanderia e furono acquistate le prime apparecchiature utili alla disinfezione dei pazienti. Dal 1913 aprì la prima farmacia del San Carlo, operosa anche durante le ore notturne. Si andrà avanti con questo tipo di organizzazione interna fino al primo conflitto mondiale, data in cui il San Carlo visse una stagione di semi-abbandono. Dal 1924, l’amministrazione provinciale, con uno stanziamento considerevole di fondi, decise di apportare delle modifiche alla vecchia pianta del Castello Guevara, costruendo dei locali molto più ampi da cui si ricavarono cinque nuove corsie. In quello stesso periodo, nei pressi del Covo degli arditi, il professor Giulio Gianturco, medico dell’ospedale San Carlo, propose di destinare uno degli edifici del Manicomio (mai terminato) – il padiglione Cronici – ad un Policlinico. Nacque così il Policlinico “Remigia Gianturco”, che divenne ben presto un centro sanitario importante. Si trattava di una struttura a sé stante, munita di un’importante biblioteca (il cui nucleo di libri e riviste ottocentesche è oggi prezioso patrimonio aziendale) e dedita a una significativa attività di ricerca. Tuttavia, ai fini di una corretta cronologia storica, torna utile menzionarla dato che, nel 1935, qui si trasferirà dal centro storico proprio l’Ospedale provinciale San Carlo. Poco a poco si sentì l’esigenza di un sanatorio più ampio e rispondente alle esigenze della comunità. Il governo, con un decreto legge del 7 ottobre 1926, decise perciò di dare e vita agli Istituti Riuniti, fondendo Ospedale San Carlo, Policlinico Gianturco e Sanatorio e allo scopo stanziò dieci milioni di lire per dare un’adeguata sede alla nuova struttura. Per realizzare questa decisione del Governo, il Prefetto di Potenza, con un provvedimento del 18 ottobre 1926, optò per il trasferimento dell’ospedale dal Castello verso i nuovi locali di rione Santa Maria (completati pochi anni dopo). L’intento era quello di unificare il San Carlo, il policlinico Gianturco, il Sanatorio e il Laboratorio di Igiene e Sanità al fine di creare una cittadella sanitaria denominata “Istituti clinici riuniti di Santa Maria”. Per ragioni imprecisate il progetto venne rimandato, tant’è vero che il trasferimento del San Carlo verso Santa Maria fu graduale e si completò solamente nel 1938. Da allora, il Castello Guevara fu definitivamente abbandonato, con scarso riguardo per la memoria storica. Sarà demolito negli anni successivi per fare spazio a un edificio scolastico. Nel 1943, in concomitanza con gli eventi bellici del secondo conflitto mondiale, il nosocomio potentino fu costretto nuovamente a spostarsi. Lasciò i locali di rione Santa Maria per dirigersi alla volta degli spazi interni del Principe di Piemonte, poiché un bombardamento, avvenuto tra l’8 e il 9 settembre, devastò la struttura causando un alto numero di decessi. L’8 settembre del 1943 perirono, tra gli altri, il dottor Lerro e due suore in servizio. Poco più tardi l’Ospedale San Carlo si trasferì nuovamente, questa volta all’interno dell’Istituto Tracomatosario di rione Verderuolo. Anche l’occupazione di questi locali durò poco. L’Ospedale civile San Carlo dovette soccombere al volere del comando Anglo-Americano e ad un ordine dell’Amgot, che premeva affinché in quel luogo venisse installato un ospedale militare indiano. I ricoverati furono trasferiti ancora una volta nei locali del Principe di Piemonte, messi a disposizione dai frati. L’Ospedale militare indiano lasciò l’istituto Tracomatosario nel 1944; solo allora i malati poterono ritornare a casa. Tuttavia, la peregrinazione del nosocomio durerà fino al 1957, anno di riapertura della sede di Santa Maria, ricostruita con mille difficoltà in seguito al bombardamento del 1943. La nuova struttura poteva giovarsi di 280 posti letto e di due divisioni chirurgiche, per un totale di 9.000 ricoveri annuali. Qualche anno più tardi, gli amministratori dell’epoca iniziarono a interrogarsi su una nuova possibile sede dell’ospedale cittadino, sicuramente più confacente all’espansione demografica. Agli inizi degli anni ‘70 maturò la decisione di dar vita al complesso ospedaliero di Macchia Romana, progettato dall’architetto Lenci ed edificato su un’area di 86.450 metri quadrati. Un’opera che dopo 40 anni ancora si sviluppa, con i cantieri aperti per il padiglione B, l’asilo nido, il parcheggio multipiano. Le attività del San Carlo, nella sua ultima e attuale sede di destinazione, iniziarono ufficialmente dal luglio del 1977 con i primi ricoveri nel padiglione A. Fiore all’occhiello del nuovo ospedale è ed è stata la Cardiochirurgia, voluta con forza dal Presidente del Consiglio di quegli anni, il potentino Emilio Colombo. Si tratta di una struttura d’avanguardia che costituirà un volano per il decollo dell’intera comunità ospedaliera. Erano le 19.34 del 23 novembre 1980, quando una forte scossa di terremoto colpì un’area di 17.000 chilometri quadrati che si estendeva dall’Irpinia al Vulture. Il San Carlo, suo malgrado, si trovò costretto a far fronte ad una nuova, grave emergenza sociale. Il 25 novembre del 1980 Papa Giovanni Paolo II° decise di partire alla volta di quelle terre, martoriate dal dolore e dalla sofferenza. «Qual è la situazione? Come stanno i feriti? Ci sono molti morti?”. Sono queste le prime parole che Giovanni Paolo II pronuncia davanti all’Ospedale di Potenza, appena sceso dall’elicottero messo a disposizione dall’Aeronautica militare. Ad attenderlo il sindaco della città, Gaetano Fierro, il presidente della Regione Basilicata, Vincenzo Verrastro, quello della Provincia, Michele Comodo, il parlamentare Pasquale Lamorte e il ministro lucano Emilio Colombo. (…) Giovanni Paolo II non nasconde la sua commozione. È teso. Poi si dirige verso l’entrata dell’Ospedale San Carlo. Visita i diversi reparti. Conforta, prega, benedice. Per tutti una parola di speranza e di pace. (…) Si ferma poi nei pressi dell’atrio del nosocomio potentino e improvvisa un discorso. Parla di sofferenza e di speranza. Di pace e solidarietà. Passa poco più di un’ora tra i malati del San Carlo. Sono già le 14.30 e il Papa deve andare via. In quegli anni si verificò, nei cieli di Potenza, la prima apparizione dell’elicottero del servizio di elisoccorso, da allora una delle caratteristiche più riconoscibili del nosocomio potentino. La sua istituzione prese vita in concomitanza alla creazione del primo servizio di Anestesia e Rianimazione, che si avvaleva, inizialmente, della professionalità della dottoressa Clelia Tozzi, e, in seguito, del dottor Labriola. Il servizio era destinato a un incremento significativo. «Tenuto conto della difficile viabilità presente nella Regione Basilicata, nel 1985, per facilitare l’arrivo in Neurochirurgia dei pazienti neuropolitraumatizzati, si attiva il servizio di elisoccorso regionale, grazie anche alla disponibilità della Giunta regionale di Basilicata, allora presieduta dal compianto Carmelo Azzarà, con Antonio Potenza assessore alla Sanità». L’Ospedale San Carlo di Potenza, con la sua storia bicentenaria, oggi è una realtà moderna di livello nazionale. Un decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 31 agosto 1993 ha classificato il San Carlo quale ospedale di rilievo nazionale e di alta specializzazione. È stato costituito in Azienda ospedaliera dal 6 marzo 1995, con decreto del presidente della Giunta Regionale, il n. 109 del 1° febbraio 1995, attuativo della Legge regionale n. 50 del 24 dicembre 1994. Nel 2002 venne inaugurato il servizio di emergenza-urgenza “118”, inizialmente affidato alla gestione del dottor De Trana e affiancato da un secondo elicottero con base operativa a Matera. Il nosocomio potentino oggi continua a essere una realtà in continua crescita ed evoluzione. Sette padiglioni ospedalieri per più di 40 unità operative complesse organizzate in dieci dipartimenti, una superficie coperta di 120mila metri quadrati. A standard elevati si accompagnano punte di eccellenza: dalla Cardiochirurgia alla Neurochirurgia, dalla Reumatologia all’Ematologia e alla Nefro-urologia. Dietro le aride cifre emerge la crescita costante della qualità e della quantità dei servizi: nuove o ristrutturate unità operative (il centro per il trapianto delle cellule staminali emopoietiche, il Dea, l’intero Dipartimento del cuore, il primo Hospice per i malati terminali e le cure palliative dell’Italia meridionale), rinnovo del parco tecnologico con le più avanzate strumentazioni (dalla Pet – acquisita con la moderna formula gestionale dell’affitto di un’unità mobile due giorni alla settimana – alla Tac 64 multislice, che rende obsoleti esami impegnativi o dolorosi come la colonscopia o la coronografia). Nel 2007, con l’accorpamento dell’Ospedale San Francesco di Paola di Pescopagano, nasce l’Azienda ospedaliera regionale San Carlo. Anche la storia dell’Ospedale “San Francesco di Paola” merita di essere raccontata. «Sin dagli inizi del secolo scorso a Pescopagano, per iniziativa del dottor Girolamo Orlando e del dottor Giovanni Miele fu iniziata ed avviata l’organizzazione di una clinica con compiti di diagnosi e cura. Dopo qualche anno, verificata l’opportunità di garantire anche posti letto, alla clinica venne data una sede più adeguata, ricavata a seguito della sopraelevazione del piano nobile del Palazzo Orlando. La validità dell’iniziativa fu coronata, nel 1930, dal riconoscimento quale Ente Morale “Ospedale Giuseppe Orlando”, a memoria del padre del dottor Girolamo Orlando. Negli anni ‘50, il dottor Girolamo Orlando, convinto assertore che un ospedale dovesse trovare idonea ubicazione al di fuori del centro abitato, chiese ed ottenne dall’amministrazione comunale, il suolo su cui attualmente è situato il presidio, in cambio di un terreno di sua proprietà, su cui fu successivamente costruita la Scuola Media. Grazie a un mutuo concesso dal Ministero dei Lavori Pubblici, utile alla costruzione degli Ospedali Tipo di 69 posti letto, il dottor Girolamo Orlando avviò la costruzione del nuovo complesso, destinato originariamente a diventare ospedale generale di zona. I lavori, iniziati nel 1956, furono sospesi sia in conseguenza della scomparsa del dottor Orlando, che personalmente ne seguiva l’andamento, sia a causa di problemi insorti tra la ditta esecutrice dei lavori e la stazione appaltante. Tra la fine degli anni Sessanta e gli inizi degli anni Settanta, il Comitato Regionale per la Programmazione Ospedaliera, in applicazione della legge di riforma ospedaliera (Legge Mariotti), analizzando la situazione degli ospedali regionali, individuò per l’Ospedale di Pescopagano la destinazione di Ospedale Specializzato, in sostituzione di quella di Ospedale generale di zona. La scelta scaturì da due fondamentali considerazioni: 1) La posizione di Pescopagano, al di fuori delle grandi vie di comunicazione, consigliava la scelta di un presidio di secondo livello, che proprio per il carattere di elezione, rendeva marginale la collocazione geografica. 2) L’individuazione di un indirizzo specialistico consentiva di arricchire la rete ospedaliera regionale di un nuovo servizio, evitando duplicazioni. Il 1 agosto 1973, con decreto n. 180 del Presidente della Giunta Regionale di Basilicata, su proposta dell’Assessore alla Sanità, dottor Fernando Schettini, fu costituito l’Ente Ospedaliero Provinciale Specializzato di Pescopagano. Con la nomina del Commissario straordinario, nella persona del dottor Giuseppe Cappiello, avvenuta con Decreto del Presidente della Giunta Regionale di Basilicata n. 181 del 1 agosto 1973, si avviò effettivamente l’attività amministrativa, che portò, nell’aprile del 1974, all’inizio delle attività sanitarie. In particolare, l’Ospedale, oltre ai servizi di Radiologia, Laboratorio Analisi, Anestesia e Terapia Intensiva Post-operatoria, Pronto soccorso, assicurava prestazioni di Ortopedia e Traumatologia, di Fisiopatologia Respiratoria, di Neurologia e di Fisiokinesiterapia e, per effetto di efficaci e qualificati interventi organizzativi e funzionali, l’ospedale rapidamente divenne centro di riferimento, per le attività espletate, sia in ambito regionale sia in ambito interregionale. Sulla scia di tali risultati e con il concorso di contributi regionali, furono avviati i lavori di ampliamento della sede ospedaliera, che avrebbero consentito di realizzare un complesso organico e funzionale per il mandato conferito. Il 23 novembre 1980 purtroppo il terremoto ha fortemente compromesso la stabilità del presidio, imponendo un trasferimento provvisorio in altra sede, per consentire l’esecuzione dei lavori di adeguamento antisismico. L’Ospedale venne trasferito il 19 gennaio 1981 presso la sede di Santa Maria dell’Ospedale San Carlo di Potenza, pur tra contrasti, incomprensioni e strumentalizzazioni. Il tempo ha però dimostrato che la scelta non fu “un colpo di mano”, quanto piuttosto “un colpo di testa”, teso ad assicurare la possibilità di restituire a Pescopagano e alla zona il presidio ospedaliero nel suo interesse, concretando così l’impegno che la ripresa dal terremoto non fosse “solo una speranza, ma un impegno politico fermo, rigoroso, concludente e giusto”. L’attuazione della legge di riforma sanitaria (la legge 833/79) e i decreti attuativi imposero la soppressione dell’autonomia gestionale dell’ospedale e la destinazione a presidio dell’Unità Sanitaria Locale di Venosa, ove è stato incardinato fino al 1 febbraio 2007. Dal 2 febbraio 2007, in esecuzione della Legge Regionale n. 1 del 31 gennaio 2007, l’Ospedale di Pescopagano è confluito nell’Azienda Ospedaliera Regionale San Carlo di Potenza, assicurando prestazioni di Ortopedia, Fisiopatologia Respiratoria e Terapia Intensiva Polmonare, Neurologia, Medicina Fisica e Riabilitazione per le patologie post acuzie, oltre alle attività di Fisioterapia, Laboratorio Analisi, Radiologia, Farmacia e attività poliambulatoriali specialistiche» . Da un’indagine del “Sole 24 ore Sanità” (11 Aprile 2013, ndr), una rivista leader nel settore, è emerso che l’Ospedale San Carlo è la migliore azienda ospedaliera del Mezzogiorno, la dodicesima in tutta Italia. E non c’è da sorprendersi. La formula del San Carlo si basa su presupposti ampiamente consolidati negli anni: il rispetto per la persona; la centralità del paziente; la valorizzazione delle risorse umane con aggiornamenti continui per il personale medico presso i centri più avanzati; l’uso delle nuove tecnologie e il rigore nell’organizzazione aziendale e nella gestione dei conti. Il logo aziendale, di colore azzurro e argento (i colori istituzionali della Basilicata), è il segno di riconoscimento più evidente del legame con il passato. Campeggia sulle carte intestate e in ogni angolo dell’edificio. La stessa fattura del logo è intrisa di storia. Esso, infatti, si compone di un emblema cruciforme e quadrilobato, simbolo delle origini ecclesiali; di una torre, in tributo al Castello Guevara; e dei quattro fiumi della Basilicata: Bradano, Basento, Agri e Sinni. È lì per ricordare alle nuove generazioni i trascorsi e le tribolazioni del primo nosocomio cittadino, e forse, chissà, per indicare la rotta da seguire e un futuro ancora tutto da scrivere.

I NUMERI DELL’OSPEDALE SAN CARLO

Il San Carlo è la migliore azienda ospedaliera del Mezzogiorno, sulla base di indicatori quantitativi verificati, che il ‘Sole 24 ore Sanità’, ha pubblicato dopo aver svolto un complesso lavoro di elaborazione sul database dell’Agenas, l’Agenzia nazionale ministeriale, che studia gli esiti delle attività sanitarie, per l’appunto. «Rappresentano l’eccellenza delle cure in ospedale, ma non per questo le loro prestazioni sono sempre al top della qualità. Sono le 114 aziende ospedaliere italiane di cui solo il 32% ottiene nei sette indicatori di esito considerati più collaudati e attendibili un risultato migliore della media nazionale calcolata sulle oltre 1400 strutture di ricovero pubbliche e private accreditate (…). Le Regioni che compaiono in modo costante con le loro aziende tra le prime 40 in classifica (circa un terzo del totale) sono quelle considerate le più virtuose e sono in pratica tutte del Centro Nord. Unica eccezione rilevante al Sud è la Basilicata, la cui unica azienda ospedaliera si piazza al 12° posto in classifica». Nettamente staccate le altre due aziende meridionali che entrano nella top 40: il Policlinico di Bari è al 27esimo posto ed il Monaldi di Napoli al 33esimo. Il ‘Sole 24 Ore’ ha pubblicato nel 2013 una graduatoria delle più grandi aziende.

Dati al 2013;

Posizione tra gli ospedali italiani; n. 12. Ospedale di livello nazionale, di alta specializzazione e di eccellenza in alcuni settori tra cui la Cardiochirurgia. Migliore ospedale del Sud Italia.

Dirigenti medici;  386

Impiegati tecnici ed amministrativi; 176

Infermieri; 1000

Tecnici sanitari; 176

Alti sanitari; 116

Totale dipendenti;  circa 1900

Accessi annuali al Pronto Soccorso;  46.716 – seguiti da ricovero; 11.220 ricoveri; 37.573

Prestazioni ambulatoriali; 845.304

Superficie coperta; 128.000 mq

Valore annuale della produzione (equivalente al fatturato n.n.); 220 milioni di euro

Bibliografia:

  1. Buccaro, “Le città nella storia d’Italia. Potenza”, Roma-Bari, 1997. G. Fierro, “Gli anni difficili”, Potenza, 1989. P. Gentile, “La città delle scale”, Potenza, 2003. V. Marsico, “L’ospedale San Carlo di potenza nella storia di ieri e di oggi”, Potenza, 1957; II edizione, Potenza, 2002. Supplemento del “Quotidiano della Basilicata” del 23/11/2010. R. Triani, “Potenza nella storia”, Potenza, 2007. A. Tripepi, “Curiosità storiche di Basilicata”, Potenza, 1915.

Testi a cura di

VIRGINIA CORTESE e ROSA SANTARSIERO (Quaderni dell’Ospedale San Carlo di Potenza – 2013)

Lascia un commento